Riformare lo Stato attuando la Costituzione perché non fallisca il Paese

PNRR, ritardo su nidi e scuole dell’infanzia? Il Ministero dell’Istruzione dice che non ci sono ritardi (foto 2). L’osservatorio per il monitoraggio del PNNR, ente terzo, dice che ci sono ritardi (foto 3). Così in questo Paese chiunque può sostenere ciò che più gli aggrada.

La realtà è quella denunciata da chi sta sul campo e non nei palazzi ministeriali, come il direttore di Anci e Upi Veneto, Carlo Rapicavoli: l’incremento dei finanziamenti statali per le opere da appaltare, fissato al 10% per l’edilizia scolastica, appare insufficiente a compensare gli importi originari visto che mediamente si registra un incremento dei prezzi di almeno il 30%, con il rischio di gare deserte perché Comuni e Province non hanno risorse proprie per farsi carico della compensazione e sono alle prese con le ricadute sui bilanci locali del costo dell’energia, che mette fortemente a rischio gli equilibri finanziari per gli esercizi 2022 e 2023. Per di più la scelta dello Stato centrale di non consentire l’utilizzo dei ribassi d’asta per compensare l’incremento dei prezzi rischia di vanificare o di ridurre fortemente anche gli effetti delle compensazioni o dell’incremento del 10% dei finanziamenti originari. A ciò si aggiungono i tempi lunghi o peggio l’assenza di risposta da parte del Ministero ai quesiti posti dagli Enti locali, o le recenti risposte del Ministero che impongono l’utilizzo di piattaforme proprie per il monitoraggio e la rendicontazione diverse dal sistema ReGIS indicato dal MEF come piattaforma unica per tutti gli interventi PNRR, costringendo gli uffici locali, già in grande difficoltà, ad ulteriori adempimenti burocratici. Conclusione: “senza correttivi urgenti a livello centrale sia nella gestione dei procedimenti sia nella stabilizzazione e adeguamento delle compensazioni la gestione dei cantieri per l’edilizia scolastica correlati al PNRR ed il rispetto della rigida tempistica è divenuta un’impresa quasi impossibile”.

Perfino il giornale di Confindustria (notoriamente critico verso le Amministrazioni locali) è costretto nel proprio articolo (foto 1: https://bit.ly/3fUEInY) ad ammettere che “i ritardi non nascono dalla frammentazione delle amministrazioni locali spesso povere di competenze tecniche, problema che pure esiste e viene affrontato con il supporto di Invitalia e di piattaforme come Capacity Italy o Easy, ma dagli inciampi della macchina centrale. E senza correttivi rischia di ripetersi per molte altre misure”.

Il che ricorda quanto ebbe ad affermare il prof. Stelio Mangiameli nel 2013 al XXVIII Convegno annuale dell’AIC, in una relazione dedicata alla “Crisi economica e distribuzione territoriale del potere politico” in cui censurava le scelte legislative di ricentralizzazione delle politiche e delle risorse effettuate a partire dal 2009 a seguito della crisi economico-finanziaria: “Si potrà ancora riformare e deformare il sistema regionale e locale, decretare persino la soppressione delle Regioni, oltre che delle Province, ma se non si decide di riformare lo Stato e, in particolare, la sua amministrazione, riducendo la spesa e riorganizzando i servizi e le prestazioni, la crisi continuerà a logorare le imprese e le famiglie italiane… Il depotenziamento del regionalismo, in atto praticato, sino a portarlo quasi alla paralisi, e la ricentralizzazione delle politiche, a favore dello Stato, sono pratiche che non corrispondono alla Costituzione e non migliorano l’efficienza della Repubblica. Si può sin d’ora affermare che il neo-centralismo, praticato dalla legislazione della crisi (ndr: si era nel 2013), appare destinato a realizzare, nei prossimi anni, ulteriori problemi, compreso un altro insopportabile aumento della spesa pubblica statale”.

Purtroppo a dare man forte ai poteri forti e ai sostenitori del centralismo statale, nemici da sempre della Repubblica delle Autonomie disegnata dai Costituenti nell’art. 5, dopo la crisi economico-finanziaria del 2011 è arrivata anche la pandemia, utilizzata come pretesto per chiedere la ricentralizzazione della sanità regionale, e poi la gestione del PNRR, con un’ulteriore rafforzamento della ricentralizzazione di politiche, apparati, procedure e risorse.

Il tempo ci dirà se ha ragione il partito trasversale sostenitore del neocentralismo statale responsabile dell’attuale situazione istituzionale estranea ai principi costituzionali o se si realizzerà purtroppo la profezia del prof. Mangiameli: “se si continuerà a mantenere immobile la condizione dello Stato centrale, in Italia, non ci sarà alcuna ripresa, ma semplicemente una stagnazione che logorerà ulteriormente la democrazia e che potrebbe condurre il Paese al fallimento”.

Poiché vogliamo bene a questo Paese e al nostro Veneto, con la nostra associazione Veneto per le Autonomie continueremo ad impegnarci per sostenere il cambiamento del sistema nella Repubblica 🇮🇹 più democratica, efficiente e giusta disegnata dall’art. 5 della Costituzione e chiedendo ai deputati e senatori entrati nel nuovo Parlamento di correggere la rotta “adeguando i principi ed i metodi della legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

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