Il bollo non sparisce, ma si riduce ancora l’autonomia regionale

L’abolizione del bollo auto può rappresentare un (in molti casi modesto) vantaggio immediato per milioni di automobilisti, ma milioni di altri dovranno farsi carico della copertura delle relative mancate entrate e probabilmente, per come é stata costruita la misura, alla fine famiglie e imprese finiranno col pagare di più.

Il precedente dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa insegna infatti che i Comuni hanno dovuto ingaggiare battaglia per ottenere l’integrale compensazione del mancato gettito dallo Stato e alla fine, con l’IMU, il gettito complessivo sugli immobili a carico dei cittadini è aumentato e non diminuito.

Ma dietro una misura che appare in prima battuta popolare c’è anche un’altra questione importante: che cosa accade all’autonomia finanziaria delle Regioni quando un’entrata regionale viene cancellata dallo Stato e sostituita da un trasferimento statale?

Il bollo auto è oggi un’entrata delle Regioni. In Veneto vale oltre 600 milioni di euro l’anno. Il Governo assicura che le risorse mancanti saranno compensate. Ma un trasferimento da Roma non equivale a un’entrata tributaria regionale.

L’articolo 119 della Costituzione riconosce alle Regioni autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Ed è questo il cuore del federalismo fiscale: collegare la responsabilità di chi spende a quella di chi reperisce e governa le risorse.

Se una Regione decide autonomamente di ridurre o eliminare un proprio tributo, assumendosi la responsabilità delle minori entrate, quella è autonomia fiscale. Se invece è lo Stato a cancellare il tributo e a compensarlo attraverso trasferimenti, il meccanismo cambia: la Regione mantiene le responsabilità di spesa, ma perde autonomia sul versante delle entrate.

È qui che emerge una contraddizione particolarmente evidente per il Veneto, Regione che da anni rivendica maggiore autonomia. Il presidente Alberto Stefani ha definito l’abolizione del bollo una “scelta coraggiosa”, sottolineandone il beneficio per le famiglie. Ma la questione politica resta: è coerente chiedere più autonomia a Roma e contemporaneamente accettare che una propria entrata venga sostituita da risorse trasferite da Roma?

C’è poi un problema concreto: i trasferimenti statali devono essere certi nell’importo e nei tempi. Una Regione deve finanziare sanità, trasporti, stipendi, contratti e servizi. Non basta sapere che “alla fine i soldi arriveranno”: bisogna sapere quanto arriverà, secondo quali criteri, con quali automatismi e soprattutto quando.

Il vero tema va dunque oltre l’abolizione del bollo auto. Il federalismo fiscale non si misura soltanto da quante competenze vengono trasferite alle Regioni, ma anche da quanta autonomia viene loro riconosciuta nel reperire e governare le risorse necessarie per esercitarle.

Altrimenti si costruisce un paradosso: più competenze alle Regioni, ma maggiore dipendenza finanziaria dallo Stato. Più autonomia a parole, più trasferimenti da Roma nei fatti.

Se il Veneto vuole davvero più autonomia, deve rivendicarla non soltanto quando si parla di funzioni e competenze, ma anche quando si parla delle risorse con cui finanziarle.

Perché autonomia significa poter decidere, ma anche poter contare su entrate proprie e assumersi la responsabilità delle proprie scelte fiscali.

Simonetta Rubinato, Veneto per le Autonomie 

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