IL MIO 2 GIUGNO 2026🇮🇹

La ricorrenza degli 80 anni della Repubblica merita una riflessione che vada oltre la retorica celebrativa e il compiacimento dei rappresentanti istituzionali dello Stato. 

La Repubblica delle autonomie delineata dai Costituenti nel 1948 e successivamente rafforzata dalla riforma del Titolo V del 2001 rimane, infatti, non solo un progetto incompiuto, ma anche tradito dall’ulteriore accentramento statale favorito dall’epidemia e dalla gestione del PNRR. 

In questo contesto la richiesta di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia della Comunità veneta, sostenuta democraticamente dai cittadini nel referendum del 2017, è stata in pratica svuotata dalle resistenze ed ostacoli frapposti dalle Istituzioni repubblicane servendosi in modo strumentale dei principi costituzionali di unità ed eguaglianza. Eppure l’art. 116, terzo comma, della Costituzione prevede espressamente la possibilità di attribuire maggiori competenze su iniziativa delle Regioni che ne facciano richiesta, nel rispetto dei principi di autonomia finanziaria e di perequazione stabiliti dall’art. 119. 

Per questo assume particolare rilievo quanto avvenuto il 13 maggio scorso con l’approvazione definitiva da parte del Parlamento delle modifiche allo Statuto della Regione Trentino-Alto Adige. Una riforma che non solo recupera le competenze legislative precedentemente erose, ma ne attribuisce anche di nuove ed esclusive e rafforza ulteriormente le garanzie dell’autonomia speciale attraverso il principio dell’intesa, rendendo necessario in futuro il consenso del Consiglio regionale e di entrambi i Consigli provinciali ad ogni modifica dello Statuto. 

Di fronte a ciò è legittimo interrogarsi sulla coerenza complessiva del sistema delle autonomie territoriali. Se la Costituzione riconosce e promuove le autonomie locali, come stabilisce l’art. 5, e prevede percorsi differenziati di autogoverno, è naturale chiedersi perché tali principi trovino applicazione concreta per alcune Comunità e non per altre. Anche perché il rafforzamento dell’autonomia speciale ha inevitabili ricadute sfavorevoli sull’uguaglianza dei diritti dei cittadini e delle comunità confinanti: è naturale quindi chiedersi se questa evidente asimmetria sia, anche secondo la Corte Costituzionale, coerente con i principi fondamentali della Repubblica. 

Su questo sarebbe doverosa una riflessione onesta e responsabile anche da parte delle rappresentanze politiche e istituzionali del Veneto, troppo spesso silenti proprio quando sarebbe necessario affermare con chiarezza le ragioni dell’autogoverno territoriale.

Ecco perché credo che il modo migliore per celebrare la Res Publica consegnataci dalla generazione costituente sia quello della partecipazione. Non una celebrazione rituale, ma un impegno concreto e realistico per migliorare le Istituzioni nel rispetto della volontà popolare democraticamente espressa dalla Comunità veneta, cui appartengo. Come affermava Goffredo Parise: “sono profondamente convinto che la parola e il sentimento di Patria è rappresentato fisicamente dalla terra, dalla regione dove uno è nato. Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia Patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo”. 
Un’affermazione che non contraddice l’unità della Repubblica, ma richiama il valore delle identità territoriali che la compongono contro ogni tentativo di omologazione.

E’ il medesimo principio di sussidiarietà richiamato anche da Papa Leone XIV nella Magnifica humanitas: “le istituzioni di livello superiore devono riconoscere, proteggere e promuovere la libertà e la creatività dei livelli inferiori, coordinandone i contributi perché cooperino efficacemente al bene comune”. Le differenze non sono una minaccia. Possono invece “diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilità condivisa” che rafforza la partecipazione e la cooperazione.

Simonetta Rubinato | Presidente Veneto per le Autonomie

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